Le piante selvatiche primaverili possono diventare un pasto delizioso

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Buongiorno, primavera

Con i primi raggi di sole primaverili, che riscaldano la terra addormentata, si svegliano anche i primi annunciatori della primavera. I prati diventano sempre più verdi, gli ellebori e i bucaneve invitano alle pendici delle foreste, lungo i sentieri le violette e le primule ammorbidiscono il grigiore dei mesi passati. Sapevate che tantissime piante primaverili possono decorare i nostri piatti e che possiamo “raccogliere” il nostro pranzo camminando nei prati? In primavera inizia anche la stagione della raccolta di piante selvatiche commestibili ovvero il cibo selvatico.

Cibo selvatico – un passo avanti verso la natura

Il cibo selvatico è, secondo Dario Cortese, un esperto nel campo, tutto il cibo commestibile che cresce nella natura – nei boschi, nei prati e anche nei nostri giardini tra le verdure, cioè tra le erbacce. Sì, anche alcune erbacce sono commestibili. Proprio il tema delle piante selvatiche commestibili abbatte molti stereotipi sul cibo e sicuramente ci riporta un passo avanti verso la natura.

La natura è una ricca tesoreria di cibo selvatico, ma nonostante il lusso che ci offre, la raccolta richiede attenzione. Innanzitutto è importante la nostra sicurezza, ma non dimentichiamoci del rispetto per la natura.

Raccogliamo solo le piante che conosciamo bene; molte di loro possono essere velenose a causa della mancanza di conoscenza. Informiamoci bene su ogni pianta, e confrontiamola con altre simili per evitare di confonderle. L'attenzione e la conoscenza sono sempre utili, come anche i nomi latini, che garantiscono che stiamo ricercando la pianta giusta.

Il trio selvatico

Il tempo primaverile invita a fare passeggiate nella natura con la vasta offerta di cibo selvatico. Intraprendete uno dei sentieri escursionistici che vi porteranno tra prati e vigneti nell’entroterra di Isola e tenete l’occhio sulle piante che potrebbero arricchire i vostri pasti.

 

Potreste notare l'aglio orsino (Allium ursinum), il cui profumo assomiglia fortemente a quello dell'aglio comune. Cresce nei» tappeti verdi «, nei boschi di faggi, carpini e querce da marzo a inizio giugno, preferibilmente in umidità e ombra. Fiorisce da maggio ad aprile. Si possono mangiare le foglie che sono di colore verde chiaro e crescono individualmente, e le gemme, che sono minuscole e sbocciano in infiorescenze bianche. Le foglie vengono raccolte giovani, prima che la pianta fiorisca, quando contengono più nutrienti. Posiamo usarle fresche nelle insalate o mescolarle in creme spalmabili. Possiamo cucinarle anche in zuppe; come una zuppa autonoma alla quale possiamo aggiungere un uovo sodo o come aggiunta ad altre miscele di verdure. Le gemme sono molto gustose sottaceto e il loro sapore ricorda i capperi.

Una pianta commestibile popolare è anche il tarassaco comune (Taraxacum officinale), conosciuto anche come dente di leone, di cui si possono mangiare le radici, le foglie giovani e i fiori. Le radici vengono scavate all'inizio della primavera (prima della fioritura) o in autunno. Si possono essiccare, tagliare manualmente e usarle per fare il tè medicinale, utile soprattutto per la disintossicazione del fegato. Con le foglie raccolte prima della fioritura possiamo preparare una deliziosa insalata che si può arricchire con uovo sodo, patate, lardo, o tutto insieme. Quando il dente di leone ci delizia con i suoi fiori, possiamo catturare la loro essenza in delizioso sciroppo. Lo sciroppo è facile da preparare ed è estremamente utile. Può sostituire lo zucchero nel tè, mescolato con l'acqua si usa come una versione più sana degli sciroppi acquisitati in supermercato, mentre non diluito ci aiuta con le malattie stagionali alleviando il mal di gola e la tosse.

 Il cibo selvatico più conosciuto in Istria sono gli asparagi (Asparagus acutifolius) che crescono individualmente, di solito in compagnia di un sottobosco spinoso. Possiamo raccoglierli da marco all'inizio di giugno e usarli per preparare diversi piati. Il modo più semplice e comune è abbinarli a uova strapazzate.

Per altre idee, se non siete esperti in cucina, o se volete solo coccolarvi, vi invitiamo al primo viaggio culinario attraverso i sapori di Isola, durante cui si svolgeranno anche le Giornate degli asparagi.

Nella città, le sue vie e piazze si sentirà il profumo di questi deliziosi germogli verdi. Siamo convinti che non sarete in grado di resistere e visiterete uno dei ristoranti per assaggiare i piatti avvolti nel colore e nel sapore degli asparagi.

I sapori della cucina di nonna

Dobbiamo ringraziare nostre nonne e nonni che ci hanno fatto conoscere i doni della natura e ci hanno ricordato delle piante selvatiche commestibili. I nonni sapevano anche come preparare deliziosi condimenti e spezie usando combinazioni di erbe raccolte. Se non siete in grado di creare tali miscele, potete arricchire i vostri piatti con le spezie di Fina Isolana. Le miscele sono fatte con sale tradizionalmente coltivato e con spezie adriatiche raccolte a mano. Perché non aggiungere un po’ di» Marittima «e trasformare il gusto delicato del pesce in una vera esperienza gastronomica? La miscela» Grill «delizierà gli amanti della carne, mentre il mix» Classico «aggiungerà un sapore raffinato ad ogni piatto.

Visitate il nostro Centro di informazioni turistiche alla Riva del sole 4, scegliete il mix che accarezzerà il vostro palato e aggiungete un tocco finale alle cene con amici. Come dice il motto di Fina Isolana:» Mangiare, bere e amarsi. Questo è vivere! «. A questo aggiungiamo:» Buon appetito! «.

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel blog sul tema delle piante selvatiche commestibili. Il loro mondo è colorato, gustoso e allettante, ma come abbiamo detto – portate sempre con se un tocco di cautela, un cestino di conoscenza e non dimenticare mai di rispettare e restituire gratitudine alla natura che ci dona abbondantemente durante tutto l'anno.

Consiglio di salute: Sciroppo di tarassaco

Versare 1,5 l d'acqua sopra 300 g di fiori di tarassaco, far bollire e cuocere a fuoco lento per 10 minuti. Filtrare l'ebollizione con un colino sottile o una garza, versarlo in una padella e aggiungere 800–1000 g di zucchero. SI può usare lo zucchero bruno o di cocco come alternativa al bianco. Bollire di nuovo il liquido, aggiungere il succo di un limone o una quantità appropriata di acido citrico. Versare il liquido caldo in bottigliette, chiudere bene, capovolgere e attendere che si raffreddino avvolte in uno strofinaccio.

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