Isola, come la viviamo noi isolani

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Dal mio posto e da “koša, mona” fino alle sardine che ogni visitatore dovrebbe assaggiare.

Se Isola fosse descritta da una guida turistica, probabilmente il racconto inizierebbe dal mare, dal centro storico e dal tramonto. Quando però chiediamo agli abitanti, scopriamo che a volte ci ritroviamo anche alla stazione degli autobus o dal parrucchiere, che vale la pena concedersi un cornetto al Mercator e che ogni visitatore dovrebbe lavorare almeno una settimana all’Hotel Delfin.

Nell’ambito del progetto Condivido la mia città, finora abbiamo rivolto agli isolani tre domande. Abbiamo chiesto dove si sentono meglio in città, che cosa capiscono soltanto gli abitanti del posto e quale esperienza dovrebbe vivere chiunque venga a Isola. Dalle risposte è emerso un ritratto piuttosto sincero della città, senza abbellimenti né cliché turistici.

Il “mio posto” non deve per forza essere su una cartolina

Alla prima domanda – dove ci sentiamo meglio a Isola – le risposte più frequenti erano piuttosto prevedibili: il mare, il molo, il faro, San Simon e Belvedere. Sono i luoghi in cui noi isolani respiriamo a pieni polmoni, ci rilassiamo e, a quanto pare, ci sentiamo maggiormente a casa.

Ma sono comparsi presto anche posti molto più personali: Diana, Zvon, da Drago, dal parrucchiere, alla stazione degli autobus, al bancone del bar o semplicemente dove si trovano gli amici.

Abbiamo scoperto che per gli abitanti Isola non è soltanto un insieme di bei luoghi, ma soprattutto una rete di abitudini, persone e piccoli angoli che forse non compaiono nelle guide turistiche, ma fanno parte della vita quotidiana. “Il mio posto non deve per forza essere il più bello. È però quello in cui posso essere davvero me stesso.”

“Koša, mona?” Se capisci, capisci.

La seconda domanda ha aperto una mappa completamente diversa: quella della lingua. Alla domanda su che cosa capiscono soltanto gli isolani, sui manifesti sono apparse espressioni come koša, mona, gremo v/u giro, šjora, kužina, pjat, škovaca, ala, insieme a molte altre parole, soprannomi e battute interne che, senza il contesto locale, significano ben poco.

Il modo di parlare isolano non è soltanto un dialetto, ma una miscela di sloveno, italiano, slang, umorismo locale e di un tono che a volte è difficile riportare per iscritto. “Gremo v giro” non significa semplicemente andare a fare una passeggiata. Significa uscire, vedere chi c’è in giro, incontrare qualcuno e magari fermarsi da qualche parte.

Le risposte hanno mostrato che noi isolani non ci riconosciamo soltanto dal luogo da cui veniamo, ma anche da come parliamo e da ciò che non abbiamo bisogno di spiegarci a vicenda.

A Isola non si viene soltanto per guardare

Con la terza domanda abbiamo chiesto agli abitanti che cosa dovrebbe vivere chiunque venga a Isola. Le risposte sono state piuttosto concordi: il mare, la tradizione della pesca e la buona cucina restano il cuore dell’esperienza isolana.

Le risposte più frequenti sono state la Festa dei pescatori e il Molo dei sapori, seguite dalle sardine, da un giro in barca, da un tuffo in mare, da una nuotata, da un bicchiere di malvasia, da una passeggiata nel centro storico e dal tramonto lungo la costa. Gli abitanti non consigliano quindi ai visitatori soltanto di osservare Isola. Consigliano di assaggiarla, percorrerla a piedi, tuffarsi nel suo mare e lasciarsi trasportare per un po’ dal ritmo della città.

Le risposte hanno anche mostrato che la tradizione della pesca non è soltanto una storia del passato, ma continua a essere una parte importante dell’identità cittadina. Vive nelle feste, nelle barche, nel pesce servito in tavola, negli incontri sul molo e nel modo in cui ancora oggi viviamo la città.

Naturalmente non sono mancati suggerimenti più quotidiani: un caffè da Diana, le crêpes al Galeb, un cornetto al Mercator, una settimana di lavoro all’Hotel Delfin o il momento in cui un piccione ti sporca l’auto. Proprio queste risposte ci ricordano che Isola è una città viva.

Se vieni soltanto per guardarla, probabilmente te la sei persa. Isola va sentita.

 

Tre mappe della stessa città

Le prime tre domande ci hanno consegnato tre mappe diverse:

la mappa dei luoghi in cui ci sentiamo a casa;
la mappa delle parole attraverso cui ci riconosciamo;
la mappa delle esperienze che desideriamo condividere con i visitatori.
Insieme raccontano qualcosa di molto semplice: Isola è il mare, la nostra gente, il nostro modo di parlare e qualcosa di buono nel piatto.

Il progetto Condividi la tua città continua con nuove domande. Potete continuare a lasciare le vostre risposte sui manifesti distribuiti in città oppure tramite il modulo online.

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